Di cosa mi occupo

Mindfulness

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Partiamo innanzitutto dal significato della parola Mindfulness. Infatti, pur non esistendo in italiano un equivalente, questo termine inglese viene spesso tradotto con consapevolezza, o con l’espressione presenza mentale. É interessante notare, sin da subito, però che il termine originario, di cui Mindfulness è la traduzione inglese, è Sati, parola appartenente alla lingua pali. La parola sati nella sua radice ha diversi significati tra cui quello principale si riferisce al ricordo.  L’enfasi della parola nell’antico dialetto indiano cadendo sull’atto del ricordar-si allude alla particolare natura della mente: cioè quella di vagare, di essere facilmente distraibile. Una caratteristica fondamentale del pensiero infatti è quella di spostarsi facilmente nel passato e nel futuro, siamo spesso impegnati durante la giornata a muoverci con la mente tra queste due dimensioni attraverso ricordi, progetti, ruminazioni, aspettative e rimuginii…Siamo sempre impegnati in un costante flusso di pensieri. Tale fenomeno  è ormai noto anche alla scienza che attraverso i corposi studi svolti nel campo delle neuroscienze, lo definisce “mind wondering” (vagare della mente).

La Mindfulness, quindi può essere descritta come quel processo che ci aiuta a ricordarci di essere presenti a noi stessi, all’esperienza nel QUI E ORA.

Per esperienza nel qui e ora, si intende proprio il momento attuale, cioè adesso, mentre stai leggendo… Per comprenderlo meglio prova a portare l’attenzione a questa esperienza con l’aiuto di alcune domande guida:

Cosa senti ora?

Cosa sta sentendo il tuo corpo in questo preciso momento?

Puoi agganciarti ai tuoi cinque sensi? Cosa stanno ricevendo?

Puoi notare se cambia ciò che i sensi stanno ricevendo?

E se si, in che senso? Puoi seguire per qualche minuto oppure provare più tardi e seguitare a leggere…

In questo semplice esercizio, quello che hai fatto è stato portare l’attenzione alle sensazioni fisiche provenienti dai 5 sensi momento dopo momento, senza provare a controllare o a modificare l’esperienza in corso.

Questa capacità di portare la mente nell’esperienza presente è una abilità preziosa che può essere coltivata. Ma come farlo?

Uno dei modi per allenare la mente a ritornare all’eseperienza momento per momento è attraverso alcune pratiche di meditazione. Il verbo meditare può ricordare “un pensare intensamente”, tuttavia, poichè nella tradizione indiana ha la stessa radice del verbo essere. Ne possiamo dedurre che il meditare è quell’azione che ci collega profondamente con noi stessi, nel corpo e nella mente, nel momento attuale.

Ora per continuare a mantenere la focalizzazione sull’esperienza concreta prova a notare se, mentre leggi, il  pensiero si sposta su qualcos’altro. Nota che cos’è. Nota se è un progetto oppure se è un ricordo, oppure è una valutazione. Mentre osservi ciò su cui si è soffermata la mente, nota che emozione è presente. Forse notarai frustrazione oppure noia, o gioia, oppure non notare niente, e notare se per questo ti sei giudicato. Quali sono le sensazioni fisiche che hanno accompagnato i pensieri…

Osservare il corpo, le emozioni e i pensieri è trovarsi nell’esperienza mentre accade, momento dopo momento. Negli anni ’70 del secolo scorso un medico e biologo statunitense, Jon Kabat Zinn formulò una definizione di Mindfulness, molto chiara e comprensiva di tutti gli aspetti salienti. Kabat Zinn usò questa espressione: la Mindfulness è la consapevolezza che emerge se prestiamo attenzione in modo intenzionale e non giudicante all’esperienza momento dopo momento.

In questa definizione la consapevolezza è coltivata con l’intenzione a prestare attenzione. Notiamo che nessuno dei sue processi cognitivi coincide con il pensare. Gherardo Amadei dice a tal proposito:

“La Mindfulness infatti non ha che fare con il pensare e non promuove il non pensare: l’impegno è rivolto al non perdersi nei pensieri e quindi ad esserne consapevoli, non nel senso di promuovere i meta pensieri e le associazioni, quanto piuttosto di promuovere una capacità di attenzione che consente di percepirli direttamente: senza attaccarvisi e senza rigettarli”.

L’attenzione non-giudicante  consente di accorgerci, non solo che passiamo dal passato al futuro, ma giudichiamo, etichettiamo, categorizziamo immediatamente ogni esperienza che arriva nel campo della coscienza. Formuliamo costantemente aspettative su come dovrebbe essere una certa esperienza. Esprimiamo continuamente giudizi di giusto o sbagliato, piacere o dispiacere. Rifiutiamo di vivere ciò che sta succedendo, non accettiamo il momento presente per come si manifesta.

E quante volte ci sarà capitato di sentirci insoddisfatti pur avendo ottenuto qualcosa che avevamo desiderato molto. E ci siamo ritrovati a dirci che l’esperienza di quel momento forse non collimava con quella che per molto avevamo immaginato.

Portare un’attenzione non giudicante significa quindi in primo luogo accettare la realtà per come si manifesta e accettare noi stessi per chi siamo in questo momento, sospendendo la dimensione del giudizio e sostituendola con un attitudine di apertura e curiosità verso il momento presente. Può sembrare complesso, ma essa è una capacità umana innata, siamo tutti in grado di farlo, pensateci, è esattamente ciò che accade quando è la prima volta che facciamo qualcosa, quando siamo in un’esperienza nuova. Nella mente di un principiante ci sono miriadi di possibilità. In quella dell’esperto, ce ne sono pochissime recita un proverbio zen.

La mindfulness insegna questo approcciarsi all’esperienza quotidiana con occhi nuovi, come se fosse sempre la prima volta, come effettivamente è. Il rischio altrimenti è quello di vivere le nostre vite guidati da una sorta di pilota automatico, lo facciamo tutti. È un rischio che stiamo già correndo, già in atto. Siamo tutti esperti delle nostre vite.